21 giugno 2017

Non uccidete il mare


Non uccidete il mare, 
la libellula, il vento. 
Non soffocate il lamento 
(il canto!) del lamantino. 
Il galagone, il pino: 
anche di questo è fatto 
l’uomo. E chi per profitto vile 
fulmina un pesce, un fiume, 
non fatelo cavaliere 
del lavoro. L’amore finisce dove finisce l’erba 
e l’acqua muore. Dove 
sparendo la foresta 
e l’aria verde, chi resta 
sospira nel sempre più vasto 
paese guasto: Come 
potrebbe tornare a essere bella, 
scomparso l’uomo, la terra.





Giorgio Caproni, Versicoli quasi ecologici – RES AMISSA (1991)

22 aprile 2017

Ciò che non siamo, ciò che non vogliamo



Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
perduto in mezzo a un polveroso prato.

Ah l'uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l'ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.



Eugenio Montale, Ossi di Seppia, 1925

17 dicembre 2016

Adesso


Adesso è il momento di fare ciò che ti piace.
Non aspettare lunedì, non aspettare domani.
Non fare allungare davanti a te la carovana
di sogni calpestati. Non aspettare.
Non frenarti per paura o viltà.
Non posporre la vita con altra morte,
e non aspettare niente dalla sorte
che non sia più della tua tenacia e della tua energia.
Se il tuo sogno è bello, dagli forma
come il torrente scava le sponde;
come il vento che vive e si trasforma.
E perché tutto risulti come tu vuoi,
detta tu stesso le tue regole
e converti il tuo autunno in primavera.



Ivan Malinowski 1926-1989

25 ottobre 2016

con approssimazione


"Chi agisce con approssimazione si abitua anche a parlare con approssimazione, e il parlare grossolano, impreciso e sciatto coinvolge in questa indeterminatezza anche il pensiero.

Non permettete a voi stessi di pensare in maniera grossolana.

Il pensiero è un dono di Dio ed esige che si abbia cura di sé. 

Essere precisi e chiari nei propri pensieri è il pegno della libertà spirituale e della gioia del pensiero."



Pavel Florenskij "Non dimenticatemi" (1933-1937)



21 settembre 2016

la città


Hai detto: "Per altre terre andrò, per altro mare.
Altra città, più amabile di questa, dove
ogni mio sforzo è votato al fallimento,
dove il mio cuore come un morto sta sepolto,
ci sarà pure. Fino a quando patirò questa mia inerzia?
Dei lunghi anni, se mi guardo attorno,
della mia vita consumata qui, non vedo
che nere macerie e solitudine e rovina."

Non troverai altro luogo non troverai altro mare.
La città ti verrà dietro. Andrai vagando
per le stesse strade. Invecchierai nello stesso quartiere.
Imbiancherai in queste stesse case. Sempre
farai capo a questa città. Altrove, non sperare,
non c'è nave non c'è strada per te.
Perché sciupando la tua vita in questo angolo discreto
tu l'hai sciupata su tutta la terra.




Konstantinos Kavafis (1863-1933)

14 settembre 2016

Padri, figli, narcisismo e famiglie ipermoderne


"Lo scacco, l'insuccesso, il fallimento dei propri figli sono sempre meno tollerati. Di fronte all'ostacolo la famiglia ipermoderna si mobilita, più o meno compattamente, per rimuoverlo senza dare il giusto tempo al figlio di farne esperienza. Le attese narcisistiche dei genitori rifiutano di misurarsi con questo limite attribuendo ai figli progetti di realizzazione obbligatoria. Conta [...] la necessità di occultare ogni imperfezione. 

I genitori di oggi sono terrorizzati dalla possibilità che l'imperfezione possa turbare l'apparizione del loro figlio come ideale. E' un nuovo mito della nostra civiltà: dare ai figli tutto per poter essere amati, coltivare il loro essere come capace di prestazione per scongiurare l'esperienza del fallimento. Ne consegue che i nostri giovani non sopportano più lo scacco perchè a sopportarlo sono innanzitutto i loro genitori. Il principio di prestazione ipermoderno è un principio di affermazione dell'io. Ma siamo sicuri che il successo dell'io si accompagni alla soddisfazione?"




Massimo Recalcati, Cosa Resta Del Padre, La paternità nell'epoca ipermoderna. 
Raffaello Cortina Editore, Milano, 2011


20 luglio 2016

Questo odore marino


Questo odore marino
che mi rammenta tanto
i tuoi capelli, al primo
chiareggiato mattino!

Negli occhi ho il sole fresco
del primo mattino. Il sale
del mare …

Insieme,
come fumo d’un vino,
ci inebriava, questo
odore marino.

Sul petto ho ancora il sale
d’ostrica del primo mattino.






Giorgio Caproni - da Poesie sul Mare. Ballo a Fontanigorda e altre poesie. Genova (1938)

Nella foto in alto: Arco dell'Elefante - Isola di Pantelleria - (TP)

23 giugno 2016

Mio padre è stato per me “l’assassino”


Mio padre è stato per me “l’assassino”,
fino ai vent’anni che l’ho conosciuto.

Allora ho visto ch’egli era un bambino,
e che il dono ch’io ho da lui l’ho avuto.
Aveva in volto il mio sguardo azzurrino,
un sorriso, in miseria, dolce e astuto.

Andò sempre pel mondo pellegrino;
più d’una donna l’ha amato e pasciuto.
Egli era gaio e leggero; mia madre
tutti sentiva della vita i pesi.

Di mano ei gli sfuggì come un pallone.
“Non somigliare - ammoniva - a tuo padre”.
Ed io più tardi in me stesso lo intesi:
eran due razze in antica tenzone.




Umberto Saba, Il canzoniere sezione Autobiografia,
Einaudi, Torino 1978

Nell'immagine: Giorgio de Chirico, Il figliol prodigo, 1922
Milano - Museo del Novecento

13 maggio 2016

Era di maggio



Era di maggio. Il pomeriggio afoso
sembrava interminabile. La terra riarsa
si spaccava nel gran caldo, assetata.

Dalla riva del fiume udii una voce
che gridava: “Vieni, tesoro mio”.
Chiusi il libro e aprii la finestra
per guardare fuori.

Vidi presso il fiume un grande bufalo, coperto di fango,
che guardava in giro con occhi placidi e pazienti;
un ragazzo, nell’acqua fino al ginocchio, lo chiamava
per farlo bagnare.

Sorrisi compiacente ed ebbi un senso di dolcezza
che m’invase il cuore.



Rabindranath Tagore (1861-1941), Premio Nobel per la letteratura nel 1913 -
tratta da "Il Giardiniere".

9 marzo 2016

Tu devi mutarla, la tua vita.

Torso arcaico di Apollo




Non conoscemmo il suo capo inaudito
e le iridi che vi maturavano. Ma il torso 
tuttavia arde come un candelabro 
dove il suo sguardo, solo indietro volto,
resta e splende. Altrimenti non potrebbe abbagliarti
la curva del suo petto e lungo il rivolgere
lieve dei lombi scorrere un sorriso
fino a quel centro dove l'uomo genera.

E questa pietra sfigurata e tozza
vedresti sotto il diafano architrave delle spalle,
e non scintillerebbe come pelle di belva,

e non eromperebbe da ogni orlo come un astro:
perché là non c'è punto che non veda
te, la tua vita. Tu devi mutarla.




Rainer Maria Rilke